Apple Vs Flash: controffensiva dei fondatori Adobe. ‘Nessuno può dettare le regole, soprattutto una sola compagnia’
“Alla Adobe, crediamo che il libero flusso della creatività, delle idee e delle informazioni debba essere limitato solo dall’immaginazione”. Inizia così la lettera aperta che i due fondatori di Adobe Chuck Geschke e John Warnock hanno postato sul sito della società nell’ambito del botta e risposta con Apple, che nelle scorse settimane ha voluto ribadire il suo rifiuto di inserire la tecnologia Flash negli iPhone e in tutti i suoi dispositivi.
Steve Jobs in persona aveva spiegato che Flash è troppo lento, inadatto alla navigazione internet dagli smartphone e ‘chiuso’, impossibile, cioè, da modificare se non dai suoi autori. Dopo la presa di posizione di Jobs, molti siti internet – tra cui Facebook - hanno infatti deciso di abbandonare Flash per far si che i loro contenuti fossero visibili sui gettonatissimi dispositivi Apple. Anche Microsoft ha in un certo senso abbracciato la posizione di Apple, pur dicendosi aperto a collaborare con Adobe per ‘aggiustare’ i difetti di Flash.
Molto estesa la risposta di Adobe, che ha rimarcato come la “libertà di scelta sul web ha scatenato l’esplosione dei contenuti e trasformato il modo in cui lavoriamo, impariamo, comunichiamo e, in ultima analisi, ci esprimiamo”.
I fondatori di Adobe sostengono quindi che l’apertura dei mercati sia un modello da portare avanti e difendere nell’interesse degli sviluppatori, dei proprietari di contenuti e dei consumatori.
Una chance e internet non sarebbe diventato quella potente forza
Se internet, aggiungono, non fosse stato aperto all’innovazione, non ci sarebbero stati nuovi dispositivi, nuovi programmi, nuove applicazioni, nuove idee. Nessuno, insomma, avrebbe avuto una chance e internet non sarebbe diventato quella potente forza di cambiamento come noi lo conosciamo.
Ecco perché – e qui è evidente la frecciata a Apple, che ha sempre puntato su sistemi proprietari per i suoi dispositivi – “se il web si frammentasse in tanti sistemi chiusi e le società chiudessero contenuti e applicazioni dietro un muro, certo qualcuno si arricchirebbe, ma a discapito della creatività e dell’innovazione”.
“Crediamo – aggiungono Geschke e Warnock – che i consumatori dovrebbero essere in grado di accedere liberamente ai contenuti e alle applicazioni che preferiscono, a prescindere da quale computer abbiano o da quale browser preferiscano”.
La filosofia di Adobe, spiegano ancora, “si basa sulla premessa che in un mercato aperto, alla fine vinceranno i prodotti migliori, e che il modo migliore per competere sia di creare le migliori tecnologie e di innovare più rapidamente dei concorrenti”.
“Crediamo quindi che Apple – andando nella direzione opposta – ha fatto un passo che potrebbe compromettere il prossimo capitolo del web, quello in cui i dispositivi mobili supereranno i computer, chiunque potrà diventare editore e i contenuti saranno accessibili dovunque in ogni momento”, concludono, sottolineando che “…nessuna compagnia, non importa quanto grande o creativa – dovrebbe dettare quello che si può creare o come si può creare, perché, alla fine, crediamo che la vera domanda sia: chi controlla il web? E la risposta è: tutti e nessuno, ma sicuramente non una sola compagnia”.
14 maggio 2010 - (Tecnologie )
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